Migliorare la User Experience per risultati ottimizzati

18/02/2022

Cos'è la User Experience (UX)? Perché sta assumendo un'importanza sempre maggiore? Scopriamo insieme quanto curare con attenzione questo fattore possa dare una marcia in più a qualsiasi business.

La User Experience (UX) è l’attenzione posta da uno specialista (tendenzialmente si spera uno UX Designer) all’esperienza di utilizzo di un qualsiasi utente.

Non parliamo solo di siti web o risorse digitali, ma a 360°: va quindi curata anche quando si parla di prodotto, di comunicazione, di servizio e di esperienze in generale.

Quando un utente, che sia un potenziale cliente o un semplice curioso, si avvicina a noi come brand, come prodotto o come esperienza, crea un’interazione. Così come a nessuno piacerebbe chiacchierare con qualcuno che risponde in maniera illogica, si gira dall’altra parte, urla o fa altro, anche nell’interazione utenti ci vuole coerenza e logica. La User Experience (meglio abbreviare in UX) è quindi il punto focale su cui misurare il nostro rapporto con gli utenti. 

UX: solo una tantum? Solo prodotto?

Come tutti i processi e le strategie che si impegnano per il miglioramento, anche lo UX Design richiede impegno costante, controlli ripetuti e implementazioni periodiche. 

Si tratta in definitiva di un processo multidisciplinare, applicabile tanto ai prodotti digitali (sito, app, processo utente, sistema) quanto a quelli fisici; la discriminante è che ci sia uno scambio di qualsiasi tipo tra l’utente e il prodotto stesso. 

Sono diverse le skill e le conoscenze che aiutano a formare un buon UX Specialist, e spaziano dalle competenze IT, al visual design, alla psicologia, passando per il copywriting, il project management. Tutto questo bagaglio aiuta nell’identificazione con i bisogni dell’utente, con l’architettura dell’informazione e la sua fissazione in un’interfaccia, e con la resa grafica e piacevole del prodotto finale. 

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Lavorare sull’Interfaccia Utente (UI – User Interface)

Concentrandoci su quello che, nella pratica, gli utenti vedranno, uno step fondamentale nella definizione del servizio è il lavoro sull’Interfaccia Utente. In media, un visitatore impiega dai 4 agli 8 secondi per farsi un’idea del servizio con cui si sta interfacciando; va da sé che lavorare su una prima impressione significante è in questo caso fondamentale. 

Ci sono due direttrici chiave su cui orientarsi in maniera dedicata: 

  1. microinterazioni: dai testi navigazionali ai CTA (Call To Action), ogni parola deve suggerire al visitatore cosa fare, ma deve farlo in maniera attiva. Non si tratta quindi di “indicare” la via come un cartello appeso all’angolo di una strada; lavorando di microcopy e scegliendo il lessico adatto, possiamo spingere il cliente a muoversi sì nella direzione che vogliamo noi, ma rendendogli questo passaggio semplice e intuitivo. Oltre alle parole in sé, è bene pensare alla loro posizione, nella pagina e nella frase; esistono schemi di lettura precisi che possono facilitare la percezione dei testi, e tool online adeguati al misuramento delle nostre performance in questo senso;
  2. engagement: la nostra piattaforma, qualsiasi sia la sua destinazione, deve essere coinvolgente, deve invogliare l’utente a concludere una specifica azione. Capiamo quindi che migliorare la User Experience significa anche “regalare” qualcosa al visitatore; offrire un servizio non basta, se l’interfaccia che presentiamo è noiosa, monocorde, disordinata. Cercate di lavorare sulla grafica, disegnandola in base al target che volete coinvolgere (e quindi premunendovi di una buona dose di Dati Analitici da utilizzare prima). L’ideale è farsi furbi anche nel creare unavisual identity, in linea con il brand e la mission. Non parliamo solo di logo; fonting, palette, pattern grafici ricorrenti sono solo alcuni dei dettagli più importanti da includere in questa strategy.

customer satisfaction

Alcuni consigli utili per una buona User Experience ottimizzata

Ci sono delle pratiche UX che non muoiono mai. 

Ogni specialista nel campo dell’usabilità avrà ovviamente i suoi metodi e i suoi processi. Abbiamo però selezionato alcuni paletti che, a nostro avviso, si riscontrano in tutte le strategie di ottimizzazione dell’esperienza utente, che si parli di digital o di fisico:

  • semplicità: less is more non è solo un mantra per interior designer e insegnanti di lingue. Meglio non sovraccaricare l’area di percezione degli utenti, che potrebbero ritrovarsi confusi e allontanarsi pian piano dall’obiettivo prefissato per loro. Un’interfaccia utente ordinata e pulita, che mostra solo quanto necessario ai propri obiettivi, è il mezzo di comunicazione (e conversione) più forte;
  • coerenza: non solo grafica, ma anche relativamente al brand, alla mission e alla vision. Se il prodotto principale è un servizio SaaS per la PMI, ci si aspetta una presentazione in linea con il target, non un sito che richiami le sale giochi luminose e chiassose degli anni ‘90 (sempre che non sia proprio quello il target). Inoltre, meglio coordinare ogni singolo elemento con i suoi vicini, per non creare un’accozzaglia di stili, font, colori e dimensioni;
  • correttezza: può sembrare un avviso superfluo, ma ci sono ancora tanti creatori e content manager che non hanno preso sufficiente confidenza con il controllo ortografico. Il cliente si aspetta un certo grado di serietà da un provider, che si esprime sopratutto con una correttezza ortografica, lessicale, semantica; inoltre, andando oltre le parole, è giusto che si faccia attenzione nella verifica del codice, che potrebbe generare, in caso di errori, spiacevoli inconvenienti nei processi della UI (e conseguente abbandono);
  • logica: come quando si scrive un racconto, in cui la fine non può né precedere l’inizio né sostituire lo svolgimento della storia, così nell’architettura dell’informazione bisogna rispettare una cerca logica. Questo aiuterà gli utenti a orientarsi, familiarizzare con il servizio e agire (e concludere) in maniera più rapida e costruttiva;
  • pattern: anche nello UX design esistono dei pattern che possono “facilitare” la creazione di un’interfaccia funzionale. Sono tanti, e ogni specialista li impara sia nel proprio percorso di formazione che durante gli anni di esperienza;
  • responsivity: circa il 55% di utenti oggi agisce da smartphone, con il restante che rimbalza tra tablet e desktop. Questo dato ci fa capire quanto sia fondamentale creare piattaforme, prodotti e servizi che siano fruibili PRIMA DI TUTTO via mobile. Non solo: gli stessi motori di ricerca oggi hanno introdotto il paradigma mobile first, privilegiando i contenuti e le soluzioni pensate in prima istanza per smartphone e tablet. Come regola d’oro, quindi, è meglio non adattare un prodotto esistente a questa necessità, ma creare tutta la struttura affinché possa dare il meglio sopratutto lì.